L’informale, in ordine cronologico, è l’ultima tappa dell’evoluzione e della maturazione artistica di Antonio Insulla.
Apprezzato artista, attento osservatore degli usi e dei costumi della propria terra, fine ritrattista, Insulla, rispetto ai Wols, Burri, Fontana, Fautrier ed altri, intende toccare altri confini.
Come in ogni lavoro informale, anche in quello di Insulla c’è un deliberato arretramento della ragione, a vantaggio dell’impulso. Ma a differenza di un Pollock o di un Wols, i quali si abbandonano ad un certo automatismo psichico, Insulla dà anche ascolto alle spinte dell’Inconscio, a cui non fanno riferimento, ovviamente, solo i surrealisti.
La materia che assume forma pastosa specialmente in Fautrier e Dubuffet, che in Burri, Guiette e Tapies costituisce l’elemento essenziale (F.Mayer), e che nell’altra famiglia dell’informale, rappresentata soprattutto da Hartung e da Mathieu, si riduce per lo più al segno, in Insulla – che non rinuncia alla possibilità dell’elaborazione personale dell’informale ( che nel suo insieme, peraltro, non può essere ridotto a classificazioni troppo schematiche ) – ha solo valenza pittorica, perché tende a configurarsi come espressione di energia.
Dinanzi a un quadro informale di Insulla hai la sensazione del ritorno di immagini oniriche rimosse, ma non riprodotte, non essendone una copia. La materia non occupa più lo spazio semplicemente, ma ne è parte integrante, per cui la vera dimensione che sottende la sua opera è il tempo, che è eterno.
E in questo spazio non c’è posto per l’UOMO: egli può solo impietrire di fascino e di sgomento come chi, sospeso, guarda da altezze vertiginose. Ed ecco emergere paesaggi ignoti, atmosfere congelate, freddi siderali, luci e cariche energetiche fuori dal tempo, costruzioni e formazioni cristallizzate, esplosioni di nuclei, tunnel abissali come metafora del bisogno di risalire quanto più possibile indietro nel tempo, la paura della catastrofe finale.
Purtuttavia, l’incessante ricerca, l’indefesso lavoro di decenni, l’inconsolabile inquietudine, un raffinato senso estetico gli hanno consentito di realizzare lavori fascinosi.
Insulla, insomma, sembra aver fatto proprio l’ammonimento di Merleau-Ponty: infatti, pur non ripudiando il figurativo e il naturale – a cui peraltro potrà dare nuove forme e nuovi rilievi – ha saputo mutare gli elementi del suo linguaggio per darne nuova funzione espressiva.