Un delicato, amorevole itinerario pittorico, per disvelare i variegati e sofferti momenti del suo paziente procedere, alla certosina ricerca - forse - di un momento definitivo, caratterizzante la sua tavolozza.
Ma un artista, per sua natura, è un uomo irrequieto, insaziabile, volto alla diuturna ricerca di motivi, di essenze, di stimoli, per non abdicare a un deleterio codificato che svilisce e mortifica la libertà del proprio essere.
Ecco, allora, che questa "antologia" ci proietta, mediante una responsabile e selezionata sintesi di immagini, tutta una serie di eventi compositivi che hanno scandito il percorso impervio di Antonio Insulla.
Un percorso, in ogni caso, affascinante, senza soste, alla ricerca di qualcosa di misterioso che potesse appagare i suoi innumerevoli "bisogni" con la complicità di olii, pastelli, carezzevoli colpi di spatola, pacifiche armi al suo arco, in simbiosi con la verginità delle tele, in spasmodica attesa di abbandonarsi, donarsi e vivere.
Insulla, così, procede nel suo "gioco" esistenziale, sotto la sferza del contingente, del circostante, che a volte attinge ad un nebuloso surrealismo per farlo accettare dalle nature morte (vedesi, per esempio, i vividi ficodindia che esprimono la forza ed i colori della sua terra sicula, fra ataviche miserie e pretenziosi nobilità), mentre i motivi allegorici sono posti per esaltare una certa umanità che si è nutrita all'ombra di eredità ellene.
E poi ci sono i deserti dei regni etnei, animati da scorie e preghiere sommesse, ad alimentare i suoi impasti: una sfida alle tremende colate, che si alternano ai candori d'alta quota.
Tutto, ogni cosa si materializza per essere trasferita in punta di pennello nelle sue opere, attraverso una sottile ed appassionata "fusione" : e farsi univoca.
La forza delle terre antiche degli uomini segnati nei volti da annate a rivoltare le zolle amare, oppure a domare le macchine del progresso infernale dell'oro nero, si evince dalla tendenza ai chiaroscuri, pur se inseriti nel paesaggio mediterraneo dove la luce la fa da padrona.
Nel caso delle sue opere la luminosità dei luoghi, a volte si stempera per alimentare l'ambiguità della Sicilia: l'isola dai perenni incantesimi e, nel contempo, fra i più contraddittori luoghi dell'intero universo.
In questo contesto, si può dire della pittura di Insulla come di un'operazione artistica che rasenta il misterico: per quel continuo alternarsi di forme, di uomini ed ere che, attraverso le secolari invasioni dell'isola, hanno determinato miriadi di "connotati", senza una effettiva ed univoca radice. Questi "fenomeni" si palesano, quasi inconsciamente, in tutto ciò che il suo pennello eterna, con la complicità accondiscendente di una o mille tavolozze che attingono all'arcobaleno ed oltre: oltre i confini del "visibile, invisibile" di quasimodiana memoria ne "La terra impareggiabile". Le opere di Antonio Insulla continuano così, nella loro alternanza consequenziale, a stupirci, a provocarci, ad alimentare l'immaginario per farci spigolare nel microcosmo siculo ed oltre: oltre quelle spume che accarezzano le "sabbie di Gela colore della paglia". Forse possiamo parlare di una pittura "romantica", che rifugge da scuole e tendenze, per assumersi i connotati di originale invenzione, pur avendo assimilato le "lezioni" tramandate dalle arti figurative, soprattutto di quelle simboliste.
Anche per Insulla vale quanto è stato ipotizzato sulla pittura di Jackson Pollock, e cioè che in tutte le sue fasi documenta un suo proprio impulso e una sua propria inevitabilità, determinati dal suo ossessionante progredire attraverso - e contro - una serie di immagini completamente personali.